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Gestire, da ventisei anni, l’unico “tex mex” di successo a San Benedetto del Tronto e non accontentarsi è un atteggiamento da veri imprenditori: Silvio e Vincenzo Di Cecco, infatti, ne hanno tutte le caratteristiche e dopo aver rilevato un altro locale storico della città, il Misus, l’hanno trasformato, da poco più di un anno, nella moderna “steak house” che oggi tutti conoscono e frequentano, il “Fuoco Vivo” di via Mare.

“Siamo nel mondo della ristorazione da tanto tempo – ricorda Silvio – e ci piacciono i locali con una connotazione chiara: questo è il segreto del successo del Chili Pepper nella zona nord di San Benedetto ed è anche il motivo per cui abbiamo aperto “Fuoco Vivo”, una steak house moderna che in città non esisteva, trasformando quello che era comunque un pub storico”.

“Fuoco Vivo”, locale che d’estate diventa un posto romantico con vista sulla spiaggia, d’inverno può ospitare novanta persone, a partire dalle 19,30, “con un menù che ha numerose specialità di carne. Lavoriamo i lombi di chianina, marchigiana, angus, scottona in tutti i principali tagli, dalla bistecca alla fiorentina, dal filetto al controfiletto”.

La quantità e qualità dell’offerta di carne porta i clienti a preferire…tutto: infatti, “quasi sempre serviamo dei taglieri misti di carne in cui alle specialità italiane si alternano carne argentina, irlandese e scottona”.

La pizzeria di “Fuoco Vivo”, dove si può mangiare anche un’ottima “pinsa”, è un’ulteriore dimostrazione dell’estro creativo dei fratelli De Cecco e “in questo settore avere la sicurezza di un prodotto di qualità è prioritario: per questo, siamo molto soddisfatti di aver scelto da subito, per tutti i latticini, De Remigis, un’azienda locale di cui un altro pizzaiolo ci aveva parlato in termini positivi e che si è rivelata affidabile, grazie anche al lavoro instancabile del loro agente di zona, Domenico”.

I ristoranti destinati a lasciare il segno sono quelli che nascono da un’idea forte, differente, distintiva: “Fuoco Vivo” dimostra che Silvio e Vincenzo Di Cecco ne hanno avuta una davvero unica.

Uno chalet, che diventa la prima braceria di pesce della costa, una delle più rinomate pizzerie del litorale e, in certe ore del giorno, una caffetteria accogliente ed un tranquillo lounge bar: di sera, anche un locale alla moda, perfetto per ascoltare musica e trascorrere del tempo in piacevole compagnia.

Lo Chalet “La Tartaruga”, nella zona sud di Tortoreto, è una struttura polivalente, “perché abbiamo lo spazio adatto – commenta il titolare, Paolo – per rispondere ad ogni esigenza, uno chalet da vivere ogni giorno, tutti i giorni”.

In tremila metri quadrati, che ospitano anche un’ampia “area bimbi” e trecento coperti, nonostante la normativa anti-Covid vigente, “La Tartaruga” ha trovato innumerevoli modi per diventare un punto di riferimento della ristorazione e della “movida” vibratiana: uno di questi è, senza dubbio, aver dato un’impronta definita alla sua cucina.

“Credo che sia giusto – prosegue Paolo – dare al ristorante delle caratteristiche ben definite e noi, che proponiamo un menù di pesce, abbiamo deciso da quasi vent’anni di offrire pesce alla brace, diventando da due anni a questa parte la braceria di pesce più famosa della zona, probabilmente l’unica che punti con decisione a questo tipo di cucina”.

Spigole di mare, code di rospo, orata di mare, scampi, gamberoni, tagliate di tonno, di pesce spada, “ ogni mattina, a San Benedetto del Tronto, acquistiamo pesce fresco da quattro barche differenti: qualità e varietà sono requisiti indispensabili a nostro avviso e le mettiamo in bella vista, con una vera esposizione del pesce, in modo tale che la clientela possa sceglierlo”.

Da diciotto anni Paolo gestisce lo chalet, ristorante pizzeria “La Tartaruga” e, da ben dodici, “De Remigis è un nostro fornitore di fiducia, sono loro tutti i formaggi per le nostre pizze: mozzarella julienne, di bufala, stracciatella e stracchino, ma anche prosciutto cotto e crudo, speck, salame piccante. Partendo dalla qualità dei loro prodotti, nasce quella dei nostri piatti”.

Più che una tartaruga, un camaleonte che sa trasformarsi per rispondere alla voglia di relax e svago dei suoi tanti e tanto diversi clienti: “La Tartaruga”, così, ha destagionalizzato la sua offerta all’insegna della buona cucina e del divertimento.

“De Remigis per noi non è solo un “nome”, è un partner che offre qualità ma con cui è possibile avere un rapporto diretto, perché non hanno perso un certo modo di gestire l’azienda che favorisce anche un alto livello di servizio”.

A parlare è Carmelo D’Anastasio, titolare insieme a Stefano Di Felice dell’Osteria “I Somari” a Pescara: due giovani che, quattro anni fa, hanno deciso di lasciare in tutto o in parte il loro lavoro (Stefano è ancora un geometra, ma dedica all’Osteria metà giornata) per abbracciare un nuovo modo di fare ristorazione, da cui c’è molto da imparare, soprattutto per chi pensa che i ristoranti siano “tutti uguali”.

La prima lezione è, appunto, sulla serietà: Stefano segue tutta la parte organizzativa e Carmelo con la stessa dedizione va in giro per l’Italia e l’Europa alla scoperta di quei particolari che poi in cucina mostrano tutta la loro importanza.

“Siamo un’osteria nel senso stretto del termine – ci dice Carmelo – se parliamo del menù: poche cose, fatte bene, da una cuoca che lavora da cinquant’anni ai fornelli e che rappresenta la memoria della tradizione culinaria abruzzese: le polpette cacio e uovo, la scamorza alla brace e le pizzondelle farcite, per intenderci, sono da manuale. Facciamo un’eccezione solo per gli spiedini di fegato e pollo, che affianchiamo ai classici arrosticini, perché siamo vicini alla stazione ferroviaria e non di rado ci chiedono…delle variazioni sul tema”.

Se invece l’attenzione si sposta su olio, vino ed amari, “allora il menù non esiste ed i nostri clienti sanno che ogni sera possono trovare delle novità”.

Seconda lezione, sapersi distinguere.

Pur non essendo un’osteria gourmet, “I Somari” è l’unico locale cittadino ad avere una “genzianeria”, una teca all’interno della quale ci sono otto tipi di genziana differenti. L’enoteca certo non è sprovvista di Montepulciano, ma si possono trovare anche vini degni…di un sommelier. I tipi di olio, al momento, sono ben sette: c’è ad esempio la tipologia “tortiglione”, un’antica varietà olivicola diffusa nel territorio di Teramo e in parte a Pescara, dal gusto amaro e piccante, ma anche il “leccino”, altrettanto famoso ma dal sapore opposto: “Da noi anche gli amari sono una sorpresa”.

Terzo lezione, creare spazi d’incontro.

Il locale, con un’area esterna recentemente inaugurata e quanto mai utile nel periodo post-Covid, ha uno stile minimalista, semplice ma gli arredi sono pezzi unici: “Mio padre aveva una falegnameria storica a Pescara e dunque ogni tavolo è di massello e ferro, disegnato da noi ed inserito in un contesto in cui prevale il legno. Il risultato, a detta dei clienti, è piacevole”.

“De Remigis per noi è “la base” – conclude Marco – perché tutti i formaggi e tutti i salumi provengono da lì: spesso ci propongono prodotti di nicchia, innovativi e noi siamo pronti a farli provare”.

Quando un ristorante diventa un posto “piacevole” in cui mangiare e bere qualcosa di unico, oppure potersi affidare alla tradizione culinaria abruzzese, è da prendere ad esempio come…base per poter intraprendere un’attività imprenditoriale nel settore della ristorazione.

Non è vero che “non c’è rosa senza spine”: almeno un’eccezione esiste, il “Ristorante della Rosa” che Giorgio Tucci gestisce da dieci anni e nel quale lavora, con la sua famiglia, da ventisei.

Già è difficile immaginare delle “spine” nella location: Sirolo è un paesino della provincia di Ancona alle pendici del Monte Conero, fa parte dell’omonimo Parco Regionale ed offre otto spiagge che alternano rocce e ghiaia a piccole baie sabbiose. Sul suo fascino non si può discutere, dal belvedere della piazza centrale, nelle giornate più belle, si possono ammirare anche le lontane isole della Croazia.

Percorrendo il centro storico lungo via Italia, si entra in un piccolo vicolo e scendendo delle scale si scopre il ristorante, con una meravigliosa terrazza sul mare, in parte coperta, che ospita più della metà dei posti disponibili: il ristorante è sempre aperto, a pranzo ed a cena, tranne il lunedì: in estate, aperto anche di lunedì.

“La nostra cucina nel tempo – ci racconta Giorgio – si è evoluta e consolidata con un menù di pesce ed una piccola scelta di carne, comunque di qualità. Siamo dei tradizionalisti con un occhio attento alle tecnologie in cucina, però tutto parte dalla materia prima: pesce fresco, pescato locale e, nei periodi di fermo pesca, comunque pesce soprattutto nazionale”.

In un’atmosfera “total white” marinara, spicca una parete frigo con più di 900 bottiglie: “Abbiamo una carta vini basata al 90% su produzioni locali, il restante 10% riguarda le bottiglie delle grandi occasioni, come champagne locale e francese. I nostri clienti possono scegliere almeno 100 tipi diversi di vino locale, il che ci permette di essere molto propositivi e creativi nell’abbinamento con i nostri piatti”.

Il legame con De Remigis è di lunga data ed è, per così dire, tornato in auge: “Quando il nostro era un ristorante con pizzeria, acquistavamo tutti i formaggi prodotti dall’azienda, soprattutto la mozzarella fior di latte. Poi, avendo puntato sul pesce, il consumo di latticini si era interrotto, ma da cinque anni a questa parte lavoriamo molto con la loro burrata e la loro stracciatella, di qualità assoluta. Nei nostri crostoni con alici, l’abbinamento di stracciatella e burrata, infatti, è fantastico”.

Il “Ristorante della Rosa” e De Remigis, di fatto, hanno partecipato “insieme” ad una delle puntate di “4 Ristoranti”, nota trasmissione condotta da Alessandro Borghese: “Siamo arrivati secondi nella prima parte della gara, quella del confronto vero e proprio, e tra le nostre proposte c’era la tagliata di tonno con burrata”.

Un binomio “senza spine”, dunque, anche quello tra il noto ristorante di Sirolo e De Remigis, tale da poter calcare anche i grandi palcoscenici nazionali della cucina.

De Remigis è, da oggi, un’eccellenza italiana.

La qualità delle materie prime, l’accuratezza nei processi produttivi, l’inconfondibile gusto dei suoi formaggi hanno permesso all’azienda di ricevere il riconoscimento di Eccellenze Italiane, una società che tutela il Made in Italy e presenta le realtà associate ad una platea del network che, online, ha raggiunto i 6 milioni di accessi unici all’anno.

De Remigis intende, con l’iscrizione ad Eccellenze Italiane, iniziare un percorso di valorizzazione che possa, nel prossimo futuro, far conoscere tutti i suoi prodotti anche a livello internazionale, quali ambasciatori della gastronomia italiana d’eccellenza.

Una stazione, per definizione, è il posto in cui fermarsi per poi partire verso mete lontane. Sono viaggi, quelli di cui parliamo oggi, alla ricerca del gusto enogastronomico abruzzese nel cuore di Teramo: chi frequenta il Ristorante-Pizzeria “La Stazione” fa proprio questo, parte verso destinazioni che, spesso, hanno il sapore dell’esclusiva.

“Undici anni fa – racconta Davide Di Teodoro, che è uno dei tre titolari del ristorante, insieme a Martina Di Teodoro e Salvatore Fontanarosa – abbiamo deciso di dare di più ai nostri clienti, lasciando il locale davanti alla stazione ferroviaria di Teramo per occupare dei vecchi capannoni in disuso, a nemmeno duecento metri dalla sede precedente, ma in una zona che ai più sembrava isolata”.

C’è anche un po’ il desiderio di riqualificare una parte della città, dunque, nella scelta di Davide che nel 2008 s’insediò laddove un tempo una nota azienda internazionale produceva ceramiche: il recupero di un manufatto di “archeologia urbana”, abbandonata quarant’anni prima, ha dato vita ad un ristorante di 600 metri, punto di riferimento della ristorazione teramana.

È, di fatto, uno dei tanti primati che il Ristorante-Pizzeria “La Stazione” può vantare: tra gli altri, il locale è stato il primo a Teramo nello sperimentare gli utilizzi della farina di canapa, perché “noi abbiamo sviluppato una linea d’impasti e di farciture speciali, selezionando farine naturali, facendo attenzione alla lievitazione. La nostra cura per le materie prime è estesa a tutti i piatti del menù, facciamo anche il pane con il lievito madre”.

“La Stazione” è anche l’unico ristorante italiano a servire la Pilsner Urquell non pastorizzata, una birra bionda leggera fortemente luppolata, che ha storicamente dato vita alla tipologia birraria delle “pils”, cioè delle “lager” chiare il cui gusto amaro è molto dissetante: “in Italia, gli altri tredici locali in cui si può bere questa birra sono dei pub, quindi di fatto “La Stazione” è l’unico ristorante in cui trovarla. Noi abbiamo scelto la versione non pastorizzata: viene caricata in cisterne, arriva all’esterno del locale e si riversa direttamente nelle nostre botti”.

Negli ultimi anni, la scelta tra ricette tipiche abruzzesi e rivisitazioni creative degli chef è stata arricchita con una nuova linea di hamburger e l’inserimento della Braceria: brace a vista, grandi pezzature di carne “con vendita diretta al banco, il cliente ci indica cosa vuol mangiare ed è subito pronto”.

Il ristorante è davvero spazioso: la novità, nella zona esterna, è l’introduzione dell’area bimbi.

Il grande numero di collaboratori, quasi trenta, permette di lavorare con due differenti menù: alla carta per cena, con un servizio veloce a pranzo.

“Il rapporto con De Remigis – conclude Davide – esiste da quando è nata “La Stazione”. In undici anni, non abbiamo mai smesso di rifornirci di tutti i latticini che producono: dalle mozzarelle ai formaggi, dal latte alla ricotta non c’è una referenza che non entri a far parte dei nostri menù. C’è, in questa scelta, la voglia di valorizzare le grandi aziende del territorio come De Remigis, ma soprattutto è un riconoscimento alla qualità delle loro materie prime, ai protocolli di produzione che seguono, alle capacità organizzative sulle quali un ristorante come il nostro può sempre contare”.

Da quasi due anni, a Montesilvano, di gusto non si discute più: chi ha voglia di mangiare una vera pinsa romana e degli arrosticini secondo tradizione, sa che andrà all’Osteria Battibecco.

“Quando abbiamo pensato al nome del locale – ricorda Sara – con Marco abbiamo provato numerose soluzioni, però alla fine, con un pizzico d’ironia, abbiamo pensato a quello che accomuna un po’ tutte le coppie, il battibecco. Nel nostro logo ci sono addirittura un gallo ed una gallina che stanno per azzuffarsi, ma la verità è che ci troviamo in sintonia su tutto, a partire dal menù”.

Con molta intelligenza e senso pratico, Sara e Marco hanno voluto specializzarsi: oltre agli arrosticini, cucinati dallo chef Marco con un’attenzione alla materia prima, la carne, rigorosamente rispondente alla tradizione culinaria abruzzese, i due ristoratori hanno puntato sulla pinsa romana.

È molto antica, la tradizione della pinsa romana, cibo che prende il nome dal latino “pinsere”, schiacciare: “Si tratta di una pizza dalla classica forma ovale – prosegue Sara – che facciamo lievitare 72 ore e prepariamo con tre differenti tipi di farina: soia, mais e miscela di frumento. La sua digeribilità e le varie farciture che abbiamo nel menù hanno fatto in modo che sia molto richiesta, anche perché a Montesilvano e dintorni solo da noi è possibile mangiarla in così tante varianti”.

Il Covid non ha piegato la volontà di Sara e Marco, i primi a Montesilvano ad approfittare della possibilità di consegnare a domicilio, “un servizio che manterremo anche in futuro, insieme all’asporto, perché ci ha dato molte soddisfazioni”.

Il layout del locale è accogliente e chiaramente ispirato all’idea dell’osteria familiare: prevale il legno sullo sfondo di pareti gialle che danno l’idea del posto giusto per sentirsi a casa, impressione che vale anche per i 200 metri quadrati di spazi esterni, un trionfo della natura con piante e fiori ovunque.

Pinse ed arrosticini sono le “star” del locale ma non esauriscono, ovviamente, l’offerta: “Un’altra scelta particolare è stata quella di puntare sulla braceria con Tomawahk e carni alla brace e su primi non troppo comuni nei locali della zona, come l’amatriciana e la “cacio e pepe”, mentre i nostri antipasti si legano a filo doppio alla tradizione locale”.

“Sono De Remigis  i formaggi nei nostri antipasti, il pecorino della “cacio e pepe”, così come in tutte le pinse utilizziamo la loro mozzarella fior di latte ed i bocconcini di bufala, ma anche la ricotta: nella Pinsa Battibecco, ad esempio, la ricotta a fiocchetti viene messa alla fine della cottura, la loro mozzarella ne è l’ingrediente principale”.

All’Osteria Battibecco, dunque, solo il gusto non è oggetto di discussione: merito della dinamicità imprenditoriale dei giovani Sara e Marco ma anche, in parte, della partnership con De Remigis.

È l’unico posto, a Porto San Giorgio, in cui potrebbero incontrarsi davvero Lilli e il Vagabondo e mangiare una pizza, che si chiama proprio così, con tanto di polpettine sopra. Anzi, questa pizzeria è probabilmente l’unico posto al mondo in cui i due personaggi a cartoni animati potrebbero sentirsi a casa.

E questo non per via del nome del locale, Cip&Ciop, ma grazie alla fantasia vulcanica dei due fratelli che la gestiscono, Omar e Loris Falzolgher.

Cip&Ciop è il nome suggerito da nostra sorella: ne cercavamo uno e siccome siamo gemelli, c’è sembrato quello giusto ed infatti ha avuto successo. Siamo partiti con una minuscola pizzeria al taglio sulla strada statale e da poco ci siamo trasferiti all’incrocio tra via Oberdan e viale della Vittoria, in pieno centro a Porto San Giorgio, dove prepariamo pizze al taglio e d’asporto, l’esperienza durante il Covid ci ha portato anche ad organizzarci per la consegna a domicilio, che rimarrà anche passata l’emergenza visto il gradimento che ha riscosso”.

Ci sono mille modi per mangiare una delle pizze Cip&Ciop, anche il take away per chi va in spiaggia, che dista pochi metri: ma ci sono anche tante pizze diverse (tra cui le vegane) più le #fuorimenù, scritto con l’hashtag perché qui si è davvero scatenata tutta la creatività dei fratelli Falzolgher, i quali aprirono un profilo Facebook e, poi, uno Instagram quando la diffusione dei social era minima “e tutti ci prendevano per pazzi, mentre ora che i menù non possono essere dati su carta a causa del Covid, i nostri clienti sono abituati da anni a guardare e scegliere la pizza che vogliono sul web”.

Ogni settimana online, per le pizze speciali, Omar e Loris infatti organizzano dei veri contest, sponsorizzando la foto della nuova proposta ed invitando i clienti a dare un nome alla pizza che inventano, “che in qualche caso inseriamo anche nel menù principale, ma non tutto l’anno perché le “fuorimenù” sono sempre pizze con ingredienti freschi di stagione”. La “Lilli e il Vagabondo”, con le polpette di manzo, è l’esempio più conosciuto, in tutta Porto San Giorgio, di una pizza Cip&Ciop il cui nome è stato dato proprio da un cliente.

Il tam tam mediatico e la qualità delle pizze danno come risultato dei numeri stratosferici per Omar e Loris: a pranzo, da luglio, ci saranno anche le insalate con focaccia croccante, studiate per superare la “prova calorie”, dunque molto leggere e nutrienti.

De Remigis, in cucina, è ovunque: “E’ il nostro partner ideale, noi utilizziamo la loro mozzarella fior di latte in tutte le nostre pizze, la bufala per una delle pizze più gettonate che realizziamo, la stracciatella, i ciliegini che utilizzeremo anche per le insalate, gorgonzola e grana padano. In più, in alcune pizze inseriamo anche le loro burratine”.

È riduttivo parlare di semplice pizzeria, quando si pensa a Cip&Ciop: si percepisce quell’energia che trasforma un classico italiano in un’esperienza social e crea quella che potremmo definire una community tra i clienti del locale: a questa atmosfera frizzante contribuisce, dietro le quinte, l’indiscutibile qualità dei prodotti De Remigis.

Carlo, Luca e Walter, tre ragazzi con una speciale predilezione per la carne, una passione per la brace che presto è diventata professione e si è sposata con la voglia di far rivivere un locale storico di Giulianova, in prossimità del porto.

Braci&Grani nasce quindi, sei anni fa, dai migliori ingredienti che si possano immaginare: spirito imprenditoriale, competenze e quel pizzico di entusiasmo che serve sempre per trasformare un sogno in realtà.

“L’idea è maturata in maniera semplice – ricorda uno dei titolari, Carlo Pulcini – perché il locale che abbiamo rilevato nel 2014 è quello che abbiamo sempre frequentato da giovani: storicamente era una pizzeria, noi abbiamo voluto aggiungere i menù di carne. Con serietà e passione, adesso “Braci&Carni” è conosciuta per la sua cucina che punta su materie prime di ottima qualità, in un ambiente accogliente e con una presentazione degna del livello dei piatti che proponiamo”.

La fusione tra passato e futuro è già insita nel nome: “Braci”, ovviamente, indica l’intera gamma delle carni proposte, mentre “Grani” racconta dell’attenzione per le farine utilizzate per la produzione di pizza, panini burger e pane.

“I clienti – prosegue Carlo – apprezzano la trasparenza degli ambienti: i tagli di carne, il forno a legna, è tutto visibile durante la lavorazione, perché deve risaltare la genuinità di quel che prepariamo. Ci aiuta la grande disponibilità di spazio del locale:  lavoriamo su tre livelli, uno di questi è una meravigliosa area esterna con vista sul porto che d’estate è vincente”.

Il terzo livello, interrato, ha dato ai tre imprenditori giuliesi un’idea altrettanto originale, nel 2017: quella di creare un laboratorio artigianale.

“Ci siamo detti che con 300 metri quadrati di magazzino, si poteva realizzare un laboratorio capace non solo di rifornire il ristorante ma anche di vendere al pubblico: tanto per intenderci, se il giorno prima i nostri arrosticini sono piaciuti tanto, il giorno dopo si possono comprare e mangiare comodamente a casa”.

Così, il Laboratorio Artigianale di “Braci&Carni” è diventato in breve tempo un punto di riferimento per tutti i gourmand della zona, mentre il ristorante sforna prelibatezze e si fa preferire anche per la rapidità del servizio: anche quando è pieno “tutti riescono a trovare posto ed a mangiare in un tempo che difficilmente supera i 45 minuti, perché abbiamo investito in un sistema di comunicazione tra noi che riduce al minimo i tempi di trasmissione delle comande alla cucina”.

L’investimento in tecnologia è fondamentale per “Braci&Carni”, che mediamente dà lavoro a 20 persone, che aumentano di circa 5 unità nei mesi di alta stagione.

Il connubio con De Remigis è di lunga data, risale al 2015.

“La nostra cucina – prosegue Carlo – si ispira alla tradizione culinaria abruzzese ed è naturale che cercassimo un partner locale. Però, la collocazione geografica è meno importante della qualità ed il rapporto con De Remigis  è basato sulla loro qualità. In più, il servizio è impeccabile e per un ristorante dai grandi numeri, come “Braci&Carni”, si tratta di un elemento imprescindibile: in qualsiasi situazione, De Remigis ha sempre trovato la soluzione giusta. Tutte le materie prime che utilizziamo per la pizzeria ci vengono fornite da loro e siamo pienamente soddisfatti. A nostra volta, li riforniamo per specifiche esigenze legate alle carni”.

Una storia che ne racchiude un’altra e che permetterà alla De Remigis di scrivere altre pagine di cronaca, presente e futura, partendo da una tradizione vissuta con passione: è quella di  Sergio De Remigis, che ricorda con nostalgia e con chiarezza i primi giorni del 1977, in cui prese le redini dell’azienda, che a sua volta s’ispirava al lavoro iniziato dieci anni prima da Romualdo De Remigis.

“Quando decisi – ricorda – di dirigere la De Remigis Casearia dopo una breve gestione da parte di una cooperativa non ci pensai due volte: sarà stato per l’entusiasmo giovanile, oppure per il fatto che potevo continuare a fare quel lavoro che mi piaceva tanto da bambino”.

Sergio, da piccolo, al suono della campanella si alzava velocemente dal banco e si allontanava dalla scuola per andare a vedere il padre che, da allevatore, preparava con cura la “materia prima” e realizzava il suo formaggio: “mi piaceva tutto, vedere il formaggio da liquido diventare solido, guardarlo stagionare, capire come poteva cambiare il sapore”.

Con sua moglie Anna e suo fratello, Sergio iniziò così a preparare e vendere ai grossisti della zona e nei mercati quel Pecorino d’Abruzzo De Remigis, che da quarant’anni è il simbolo del lavoro della famiglia e che già in quel periodo era molto ricercato anche dai ristoratori locali: “si lavorava davvero tanto: il latte arrivava nelle vasche riscaldate e la cagliata si inseriva, a mano, nei cestini di giunco, poi le forme si portavano in un cassone di stufatura. Raggiunto il Ph giusto, il formaggio si faceva raffreddare ed il giorno dopo veniva salato a mano, mentre con il siero si realizzava la ricotta. Non producevamo più di 350 forme al giorno, al massimo, che erano però quasi tutte già vendute”.

Il formaggio ha successo, i grossisti diventano sempre più esigenti, arrivano i primi contatti con la Grande Distribuzione e “nel 1985 investimmo in 400 metri di capannone, con all’interno l’impianto di pastorizzazione, vasche di ricevimento latte, centrifuga, frigoriferi esterni e strumenti per il controllo dell’umidità e temperatura”.

Il controllo di gestione conferisce al più famoso prodotto aziendale, il Pecorino, quella caratteristica occhiatura e permette di far nascere la linea pastorizzata: “questo non vuol dire che il nostro lavoro si fosse ridotto, anzi proprio in quegli anni provando più e più volte con i nostri ceppi di latte siamo arrivati a selezionare il gusto dolce del Pecorino ed il ceppo originale De Remigis è alla base della lavorazione pastorizzata odierna”.

L’investimento permise di ampliare la gamma produttiva dell’epoca del 30% e di dare al consumatore finale quella sicurezza, prevista anche dalla normativa, che la lavorazione pastorizzata garantiva.

L’ulteriore successo imprenditoriali porta la De Remigis al 1996, “quando il nuovo stabilimento che aprimmo fu su una superficie di 3200 metri, in cui adeguammo tutto alle nuove richieste di mercato: le vasche di ricevimento latte passarono da 100 a 500 quintali, gli impianti di pastorizzazione arrivarono a 100 quintali all’ora, mettendo in linea tutti gli impianti in modo automatizzato”.

Da quel giorno, la sua azienda non si è mai fermata.

Nel 2010, un nuovo stabilimento di circa 1400 metri quadri sito nella Zona Industriale S. Atto  a Teramo produce mozzarella lavorando esclusivamente latte vaccino: Fior di Latte, bocconcini, nodini, ciliegine.  Oltre la mozzarella, l’offerta riguarda altri freschi quali la giuncata di mucca, i tronchetti anche speziati , la ricotta di latte, le ricotte, ed inoltre, le appassite e le caciotte stracchinate.

“Tutte le volte che qualcuno – conclude Sergio De Remigis – mi parla del gusto inconfondibile del nostro Pecorino, rispetto ad altri formaggi che magari hanno un retrogusto amaro, mi torna in mente il lavoro fatto finora e penso che, al di là di alcuni momenti di difficoltà, come quelli successivi alla morte di mio padre, abbiamo sempre avuto dentro di noi la forza di andare avanti grazie a quel mondo di tradizioni e saggezza racchiuso nella storia della famiglia De Remigis e, oggi, di tutti i suoi prodotti”.